Non esistono 3.000 voti targati Forza Italia e 3.000 voti aenne-cielle
Les jeux sont faits, rien ne vas plus
Stando all’opinabile quotidiano locale L’Ordine, delle presunte 7.000 tessere reaccolte nella provincia comasca, 3.000 sarebbero riconducibili alla erroneamente definita area “liberal”, composta dalla curiosa accoppiata Rinaldin /Giorgio Pozzi e 3.000 al binomio del coordinamento uscente, composto dal senatore Alessio Butti e dall’assessore provinciale Patrizio Tambini, duo definito ex-annino/ciellino
Stando sempre al quotidiano, cui personalmente sono lettore sempre meno convinto, i liberali dell’ex Forza Italia, in numero leggermente predominante, sarebbero in procinto di “pensionare” il coordinamento attuale.
Dubito fortemente della fondatezza della tesi espressa, e spiego il perché argomentando il mio ragionamento:
La logica deleteria del NOI & VOI, da me personalmente contrastata con tutte le mie forze nelle sedi competenti, sono una testimonianza di un passato che è stato seppellito 3 anni fa, allorché Forza Italia ed Alleanza Nazionale si fusero nel PdL.
Secondo il Sallusti-Migliavada-Valderio-pensiero, ora che il tesseramento si è chiuso, l’augurio sarebbe che la componente vincente fosse quella liberale, che, meglio dell’altra, incarnerebbe la filosofia del fondatore di Forza Italia e del Popolo Della Libertà.
Il pensiero è fallace, perché una componente liberale, in realtà, non esiste nei termini definiti come gli scriventi vorrebbero farci credere.
Per come la vedo io, Gianluca Rinaldin, non più tardi di un anno fa, è stato ad un passo dal passare, armi e bagagli, alla corte di Fini, in cui, prima del famoso 14 dicembre 2010, trasmigrarono molte persone a lui riconducibili. (Altre nell’abortita Autonomia Comasca).
Il voto alla Camera del 14 dicembre 2010, colse un Rinaldin con un piede già di là, con i suoi fedelissimi già oltre il ponte bruciato alle loro spalle.
A quel punto decise di tornare sui suoi passi, in una condizione di marginalità, in cui si era auto confinato con le sue mani, col suo riottoso e talvolta persino indisponente atteggiamento, nei confronti del coordinatore e del vice coordinatore.
Di Giorgio Pozzi non voglio parlare.
E’ un amico, cui nutro un sincero affetto personale.
Gli voglio bene e continuerò a volergliene, nonostante sia approdato su di un lido per battere il quale, appena ieri, noi tutti quanti insieme, abbiamo combattuto una aspra battaglia interna le cui cicatrici sono visibili ancora oggi.
Di Patrizio Tambini posso solo dire che è più intelligente che simpatico, e che è molto simpatico.
Di Alessio Butti mi è difficile parlare.
il rischio è di apparire uno di quei lecca culo che tanto non sopporto e che mi ritrovo ovunque mi giro.
La piaggeria fa parte della vita, ma non va confusa con la stima che provo per il senatore, dacché ho avuto modo di approfondirne la conoscenza.
Un uomo buono e profondamente onesto, umile ed ad un tempo carismatico.
Profondo, di spirito, colto.
Ascolterei i suoi comizi per ore, tanto sono spunto e stimolo di riflessione.
Ebbene, al “camerata Butti”, (così lo descrive chi tenta di sminuirne l’autorevolezza a tutto campo conquistata nei tre anni di lavoro a capo del pdl provinciale), non è mai passato nemmeno per l’anticamera del cervello di tradire il mandato ricevuto dagli elettori e, per farlo, non senza un grande travaglio interiore, ha mandato a quel paese quel tale Fini, un tempo suo mentore, che ora non lo saluta nemmeno più.
Il “camerata” Butti, a conti fatti, si è dimostrato un solido pilastro per il movimento liberale a cui noi tutti ci ispiriamo e riconosciamo, molto più ed a differenza di altri, che invocano tanto una liberalità di cui si sono erti a paladini, ma che è unicamente di facciata.
Nel concludere il mio pensiero, vorrei solo sottolineare due fatti.
Durante lo spoglio dei voti per le regionali del marzo 2010, fu proprio grazie alle “dritte” ricevute da Butti e Molinari che noi trovammo il coraggio di contestare degli ingiustificati annullamenti nei confronti di preferenze date a Giorgio Pozzi.
Fu proprio grazie alla consulenza telefonica, tanta era l’autorevolezza e la fondatezza dei consigli ricevuti, a prova di qualsiasi ostilità preconcetta nei nostri confronti, che fu possibile recuperare voti su voti di preferenza per Pozzi.
Pozzi, a Cavallasca, surclassò Rinaldin con 134 preferenze contro 50.
Ciò fu possibile solo grazie all’impegno nostro ed alla supervisione del coordinatore.
Non esistono 3.000 voti liberali e 3.000 voti destro-ciellini.
Io, per esempio:
ho aderito a Forza Italia nel marzo del 1994.
Ed oggi, come centinaia di persone che conosco, sto col coordianamento espresso dal sig. Alessio Butti e dal sig. Patrizio Tambini.
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Voglio ringraziarti per le belle parole di cui mi hai onorato. Non so se le merito, ma so che quanto hai scritto lo pensi veramente.
Buonanotte, amico mio.
A.
Mio Dio …
Mi scuso per l’intrusione ma volevo fare una domanda:
C’è ancora chi vota Rinaldin ?
Siamo proprio Italiani non c’è che dire.
Si, io sono molto prevenuto sul personaggio GR e mi vanto di averlo buttato fuori dal mio ufficio quando militava nei giovani di Forza Italia e già allora lasciava intendere cosa sarebbe stato e poi diventato (in negativo).
Ma mi domando: il suo curriculum e la sua storia non avrebbero dovuto aprire gli occhi a chi non lo conosce personalmente ?.
Questa cosa mi fa soffrire e mi fa pentire di non essermi iscritto e non aver potuto portare il mio contributo al caro AB che sicuramente merita di più e ha un curriculum, un carisma e un livello decisamente migliore di GR.
Ma Como, storicamente, è autolesionista e anche questa volta riuscirà a farsi del male da sola.
Alla prossima.
Gio
No Gio,
ad oggi, risultano iscritti 6.800 persone al PDL comasco e Pozzi e Rinaldin insieme non raggiungono le tessere di Italia Protagonista,
i dati definitivi non si avranno prima di mercoledì.
Base liberal contro l’accordo con l’ex nemico. Spunta il terzo polo
C’è subbuglio nell’ala liberal del Pdl comasco. E, segnatamente, nella corrente che fa capo al consigliere regionale Gianluca Rinaldin. Il quale avrebbe davanti a sé un bivio non indifferente in vista del congresso di partito che – presumibilmente l’ultimo fine settimana di novembre – dovrebbe eleggere il nuovo coordinatore provinciale.
GLI SCONTENTI
Il primo problema che si trova a dover fronteggiare Rinaldin riguarda proprio la tela di Penelope delle alleanze interne al Pdl per poter tentare la scalata al vertice del partito. Un’impresa non semplice, che avrebbe qualche chance nel caso di un’intesa con il suo ex arcinemico e collega al Pirellone, Giorgio Pozzi. E che, invece, diventerebbe pressoché impossibile nel caso in cui Rinaldin decidesse di presentarsi in autonomia all’assemblea di fine novembre, con candidati (per il ruolo di coordinatore e per gli organismi collegiali) scelti unicamente nella sua corrente di riferimento. In questa corsa solitaria, infatti, il blocco di ex An unito alla componente ciellina, avrebbe quasi sicuramente la meglio al momento del voto per il rinnovo delle cariche.
Ma proprio in questo scenario si inseriscono i rumors delle ultime ore. Che disegnano questo quadro: una parte consistente dei “rinaldiniani” o ex – dal sindaco di Erba, Marcella Tili, passando dall’assessore provinciale Sergio Mina e dagli ex assessori comunali Paolo Gatto e Alessandro Colombo più altri amministratori – avrebbe fatto chiaramente presente al consigliere regionale che non accetterebbe mai un’alleanza con Giorgio Pozzi in vista del congresso. Troppo forte, secondo molti, il ricordo dei violentissimi scontri tra i due attuali consiglieri regionali ai tempi della campagna elettorale della primavera 2010. E troppo pericoloso – sempre a detta dei “rinaldiniani” – il rischio di essere letteralmente usati da Pozzi esclusivamente per l’interesse del marianese. Il quale, dall’alleanza con Rinaldin e la sua corrente, otterrebbe qualche chance per giocarsi il ruolo di coordinatore al congresso, ma soprattutto l’opportunità di spendersi per qualche ruolo ancora più ambizioso (candidatura a Roma?). Questo “giochetto” – che a buona parte della base rinaldiniana non è sfuggito – avrebbe già stimolato una reazione che, se si traducesse in azione, come sembra probabile, potrebbe essere dirompente. Una parte dei liberal fedeli al consigliere regionale pidiellino, infatti, starebbe organizzando una riunione di tutti i frondisti anti-Pozzi per mettere in chiaro una volta per tutte che l’alleanza con il marianese scatenerebbe una protesta pesante. La situazione – che Rinaldin già conosce – è dunque in evoluzione di giorno in giorno, ed è difficile ipotizzare come potrebbe finire. Di sicuro, però, c’è un aspetto: anche lo stesso Rinaldin sarebbe poco persuaso della bontà di un’alleanza congressuale con Pozzi, dalla quale difficilmente avrebbe da guadagnare grandi cose. E, per questo motivo, una mini-delegazione diplomatica di rinaldiniani starebbe tentando di intavolare un possibile accordo con l’ala del partito che esprime l’attuale coordinamento.
Clamorosa intesa in vista dunque? Non proprio. O almeno non subito. Però un accordo che tagli fuori Pozzi dai sogni di utilizzare il Pdl di Como (e Rinaldin) per tentare il grande balzo in Parlamento in caso di elezioni anticipate non è fantapolitica.
A meno che il Pdl di Como non venga squassato da un terremoto ancora più roboante.
L’ALTRO SCENARIO
Un’altra ondata di rumors, in effetti, porta su un territorio veramente clamoroso. Questo: il trasloco dello stesso Rinaldin nel terzo polo in via di costituzione, preferibilmente in Fli. Dove, peraltro, il consigliere regionale potrebbe incontrare molti “vecchi amici”. Il presidente del consiglio comunale di Como, Mario Pastore, il consigliere Pasquale Buono, ma soprattutto i fuoriusciti pidiellini che ora in Provincia danno vita ad Autonomia Comasca, sempre più tentati dall’ipotesi “terzista”. Uno strappo così di Rinaldin sarebbe clamoroso. Ed è difficile andare oltre le suggestioni dello scenario. Un anno fa, però, nessuno poteva immaginare che Pozzi e Rinaldin potessero anche solo salutarsi. Eppure, anche se forse soltanto per dirsi addio, l’hanno fatto.