Prima dell’Europa dei banchieri abbiamo bisogno dell’Europa dei popoli

Finanzieri e banchieri sono finalmente venuti allo scoperto, su incarico di un presidente delle repubblica dal passato comunista, (migliorista).

Basterebbe questo per capire il fallimento dei governi politici formati dai residui della prima repubblica, che dai loro padri politici hanno acquisito solo il peggio delle abitudini allora in voga.

La realta’ e’ semplicemente questa:

dopo la caduta delle contapposte ideologie, (comuniste, conservatrici e cattoliche), destra e sinistra si sono adeguate alla volontà dei veri padroni del mondo:

le famose famiglie di banchieri che nel loro progetto criminale vogliono distruggere quel poco che rimane delle identita’e delle comunita’ nazionali, favorendo le multinazionali nel loro perverso progetto di arrivare ad un mondo omologato nelle usanze e quindi nei consumi.

Prima dell’Europa dei banchieri abbiamo bisogno dell’Europa dei popoli, nel rispetto delle comunità nazionali e delle loro specificita’.

Per fare questo ogni Stato deve rinunciare a qualcosa ed i popoli devono essere consapevoli che il benessere deve essere prodotto dal lavoro reale dove lo stato deve essere il giusto arbitro che tiene in equilibrio il rapporto tra capitale e forza lavoro, con l’obiettivo di migliorare sia il benessere materiale che quello sociale e culturale di una comunità.

Tutto questo deve essere pensato e sviluppato nel rispetto di tutti i continenti e di tutte le popolazioni che abitano il pianeta, conservando le tradizioni di ogni popolo.

Solo tornando a riscoprire gli antichi valori, a scapito del materialismo piu’ becero, ognuno di noi potra’ sentirsi appartenente ad una determinata comunita’ ed a rinunciare agli egoismi personali.

A.R.

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Commenti (3)

 

  1. La redazione FC scrive:

    Ecco come un commento, arrivato in sordina in redazione, possa essere assurto ad articolo, tanto sono interessanti e condivisibili le tesi espresse.
    Grazie A.R., in futuro, commenta di più, ne abbiamo bisogno.
    ciao

  2. Michele scrive:

    chiedo: come possiamo aspirare ad essere “l’Europa dei popoli” se noi non abbiamo ancora una Italia di italiani? Non abbiamo il senso e la consapevolezza di nazione e tantomeno di Stato!Qualche secolo fa ci dividevamo in Guelfi e Ghibellini. Ora, a mio parere, siamo retrocessi ad un numeroso insieme di “tribù”. Ognuna di queste segue il demagogo (partito) di turno…ed il capo dello stato va in giro sprecando i nostri quattrini e gridando all’amor patrio, invocando pace e..sacrifici per noi ovviamente!
    Dove sono i segni TANGIBILI e gli esempi REALI di t u t t e
    le istituzioni che quasi sempre noi non abbiamo scelto???
    …la chiamano “democrazia”(sic!)
    saluti a tutti i cittadini di buona volonta’

  3. condemned scrive:

    ricollegandomi a Michele sembra quasi un utopia riuscire a vedere un popolo veramente unito.
    Si potrebbe trovare l’unita nel mal comune, ma , anche per esperienza personale, sono ben poche le persone disposte a metter da parte la loro ideologia per seguire punti e obbiettivi oggettivi che perseguino un interesse collettivo.

    Leggevo un articolo sui privilegi della chiesa: si ma da quanto tempo si sà? non mi pare una novità… anche sugli scandali dello IOR.

    Eppure, secondo me, non ci vorrebbe molto: c’è molta gente schifata da quel che abbiamo intorno. Basterebbe stilare una serie di punti in comune e battersi per essi, che non per una rigida ideologia. Sappiamo tutti cosa va e cosa non va in Italia: basta fare un progetto comune, anche magari disattendendo dai vertici di partito che sono magari più influenzati dai poteri forti. Questa è quel che si chiama democrazia dal basso.

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