Il risultato delle rivolte arabe sarà la vittoria dell’estremismo
Souad Sbai per L’occidentale.it
Souad Sbai è deputato Pdl alla Camera dei Deputati.
E’ una tragedia. Il mondo arabo sta per cadere in un baratro così profondo che anche lo sguardo dei più attenti si perderà nell’abisso dell’oscurantismo. Il sangue per le strade del Cairo, con i cristiani copti massacrati in piazza, senza remore o dubbio alcuno: tutto questo però è nulla, seppure luttuoso e drammatico all’estremo, se lo paragoniamo a ciò che accadrà dopo. Quando l’onda lunga della primavera araba, primavera di terrore e di sopraffazione, arriverà al suo culmine: allora si che si avrà il quadro clinico disperato che oggi manifesta solo i suoi sintomi iniziali.
Una forza d’urto che spazzerà via tutto, senza pietà. Ma del resto, per noi che lo avevamo denunciato da sempre, questa non è una novità così stupefacente. Una mente libera di pensare come crede più giusto, che non sia ottenebrata da ideologie e fumi politici, sa bene quando l’implosione è vicina: l’Egitto è una cartina di tornasole più che fedele di come stiano andando le cose nel mondo arabo.
La Fratellanza, che qualcuno in Italia ancora si ostina a dire che non esiste, nella terra del Nilo ha fallito prima di nascere; non è in grado di governare la crisi e di sfamare una popolazione immensa che non si alimenta solo di parole e di speranze, ma soprattutto di cibo e lavoro. Che non ci sono più. E allora si rimette in campo il vecchio nemico, buono per ogni stagione: prima Israele e poi i cristiani. E domani le donne…
Da lì ai massacri, alle invasioni di ambasciate e all’incendiare chiese il passo è breve. Ma non è solo l’Egitto a preoccupare, bensì anche e soprattutto la Tunisia, che era caposaldo di moderazione e di diritti in quel mondo e ora si trova scaraventata nelle mani dell’estremismo, che ne farà un sol boccone. Assalti alle tv perché trasmettono un cartoon che parla di Allah, manifestazioni che inneggiano al velo e all’oppressione della donna, scontri all’Università per una studentessa con il capo coperto.
La matassa tunisina si stringe ancor di più, legata da un collante appiccicoso e maleodorante, l’estremismo, capace di trasformare un paese in un antro buio e umido dal quale uscire è praticamente impossibile. E la Libia? Qui siamo alla pantomima totale, visto che negli ospedali si raccolgono morti e torturati dagli insorti, nelle strade di Sirte la gente muore per mancanza di ospedali, distrutti dalle bombe: e ancora da Occidente si blatera di guerra per difendere i civili.
Per difenderli da cosa? Da una guerra che non hanno mai voluto? Non certo dall’estremismo, che non ha divisa né gradi militari, ma è più potente di un esercito schierato e ha preso parte a questo conflitto, sminando il terreno da dentro, nell’attesa dell’arrivo della Nato. Una guerra di posizione, di logoramento, in cui i civili muoiono a grappoli, ora uccisi dalle bombe, ora dagli insorti che li etichettano come lealisti di Gheddafi.
Dov’è il mondo arabo che conoscevamo? Quel mondo che aveva si bisogno di una ventata di libertà, ma non certo di questo vento distruttivo, colpevole di averne infiammato gli animi oltremodo e di non aver saputo e voluto stabilizzare il quadrante. L’Europa, gli Usa e tutti gli interlocutori internazionali hanno preferito dialogare e fare affari con l’estremismo piuttosto che con la classe moderata e liberale. Unica spina dorsale di quelle società, abbandonata a sé stessa, nel silenzio ormai profondo dell’Occidente tutto.
Un silenzio che presto piomberà sul continente europeo, mostrando la sua vera faccia: un feroce cane da guardia con la bava alla bocca e gli occhi iniettati di odio. Un odio per tutto ciò che siamo e rappresentiamo. Un odio distruttivo verso donne, pace e libertà.
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