“Il lavoro vi rende liberi” (di lavorare anche alla domenica)
A proposito di liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali
Centri Commerciali come Dachau
Parlavo oggi con una cliente della mia farmacia.
Lavora in un centro commerciale della zona.
La signora mi ha fornito l’argomento di cui vorrei parlare questa sera: la liberalizzazione selvaggia degli orari di apertura.
L’intera catena, di cui fa parte il centro commerciale nel quale la signora lavora, in ottemperanza alle nuove disposizioni legislative, ha deciso di tenere aperto anche la domenica.
Tutte le domeniche! Di tutti i prossimi mesi, di tutti i prossimi anni!
Per fare ciò, il personale è stato aumentato di sole due unità, giusto due cassiere per la domenica.
Tutto il resto delle ore in più, saranno ridistribuite sui dipendenti già in forza al centro, che, gioco-forza, dovranno turnarsi in orari massacranti che arrivano a fare tenere aperto l’esercizio fino alla mezzanotte, durante la settimana, e tutta la giornata della domenica.
Dulcis in fundo, l’azienda multinazionale, ha chiesto che la retribuzione domenicale dei propri dipendenti non sia più da considerarsi di natura ”straordinaria”, ma ordinaria semplice.
Ciò significa che, per la dirigenza di questa catena commerciale, la domenica non è Santa, non è da dedicarsi alla famiglia o agli hobbies o agli sport, ma è da intendersi come una qualsivoglia giornata feriale; infatti la giornata di riposo contemplata nel contratto sarà concessa ad ogni dipendente in un giorno diverso della settimana.
Cioè a dire che la signora avrà il suo giorno di riposo variabile in un giorno a caso che potrebbe essere qualunque giorno della settimana, per l’esulatanza del marito e dei tre suoi figlioletti.
Fermiamoci un attimo a pensare, cercando di osservare anche l’altro lato di questa medaglia liberista che ci viene presentata sotto forma di emancipazione.
Non è così!
E’ esattamente il contrario.
E’ tornare indietro di quarant’anni.
Una società che non rispetta il lavoratore in quanto tale, appiattendo la sua vita affettiva e spirituale su di un tavolo di concertazione fondato unicamente su meri valori commerciali, non può dirsi realmente società civile.
Il consumatore non ha sempre ragione; anch’egli deve capire e rispettare che tutti noi abbiamo una nostra vita che ha diritto di essere vissuta coi suoi tempi, coi suoi sussulti, ma anche con le sue pause.
Altrimenti che vita sarebbe?
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Tra qualche tempo si accorgeranno che il giro di affari non aumenterà di pari passo con i costi e torneranno indietro. Se tutti sono aperti nessuno ha un vantaggio sugli altri e i soldi da spendere nelle tasche della gente sono sempre gli stessi. Soprattutto ora che siamo in recessione ufficialmente. In più si viziano i clienti: che differenza c’è ad organizzarsi e fare la spesa il sabato e tenersi la domenica per altre attività più gratificanti dello shopping?
Tanti anni fa in Brasile, e più precisamente a Salvador de Baja, notai che gli esercizi commerciali erano aperti anche in piena notte.
I pratica, gli esercenti, vivevano all’interno del negozio, crescendo i propri figli lì.
Una realtà da terzo mondo.
Un recente articolo del sole24ore parlava della situazione della Gdo in Italia. Sono gli stessi manager della grande distribuzione che riconoscono l’inutilità di aperture eccessive, che non producono alcun valore aggiunto anche solo in termini di vendite. Quando non ci sono soldi in tasca che tu sia aperto 8 o 12 cambia poco…. Un famoso detto diceva: il lavoro per l’uomo e non l’uomo per il lavoro…
Girano sempre intorno al problema senza mai arrivare al punto.
Se la ricchezza non aumento, ma i risultati non cambiano.
Vi sono esercizi commerciali in cui l’orario ha una certa importanza: penso ai locali nel week end che potrebbero decidere di tenere aperto oltre le 2 di notte, ma il comune in questione emettebbe subito un ordinanza per limitarne l’orario.
Penso che han fatto bene ad allungare gli orari per poste e banche: ma stiamo parlando di servizi, non di attività commerciali.
Le uniche liberalizzazioni che potrei condividere sono le professioni, che andrebbero a diminuire i costi per aziende e privati eliminando il tariffario minimo(magari a discapito della professionalità).
Pero delle professioni non si è parlato: anzi han proposto di abolire il valore legare dei titoli di studio, ma di mantenere integre le professioni!
Penso che esistano cose da fare, ma che toccherebbero interessi critici, interessi determinante per certe persone che hanno una certa influenza in ambito politico ed economico.
Per questo si continuerà sempre a girare intorno al problema…