John Beattie Richard Seaman
L’epopea delle Mercedes-Benz “Frecce d’Argento” del periodo 1934 – 1939 è legata al pilota John Beattie Richard Seaman. 
La figura di questo pilota, la cui memoria si è perduta, mi ha sempre affascinato.
Lo scopo di questo articolo è di approfondirne la memoria sportiva ed umana, in un periodo storico che, di lì a poco, avrebbe segnato il mondo intero.
L’inglese debuttò con la sua Freccia d’argento nel Gran Premio di Tripoli il 9 maggio 1937.
La sua ultima gara avvenne il 25 giugno 1939, in cui perse la vita mentre era in testa ala gara del Gran Premio del Belgio a Spa.
Quando Richard Seaman era di nazionalità britannica, ma il suo attaccamento al marchio Mercedes-Benz, lo portò ad simpatizzare per la politica nazista.
Di nobile famiglia, ruppe con la madre che non voleva assolutamente ch’egli corresse in auto. A causa della sua irremovibile decisione la madre lo diseredò.
In Germania si fidanzò con una splendida ragazza tedesca, con la quale convisse dando scandalo, dati i tempi.
Al suo funerale, svoltosi in Inghilterra, Adolf Hitler mandò una corona di fiori, destando l’imbarazzo delle autorità di Sua Maestà Britannica.
Seaman ebbe quindi un ruolo come rappresentante della nazionalsocialista motorsport poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale. Per questo motivo è stato visto in modo critico nella sua patria.
Ma Seaman non sarebbe vissuto abbastanza a lungo per vedere l’Europa devastata dalla guerra, con la sua Patria natale in guerra con la sua Patria adottiva: appena undici mesi dopo il suo trionfo al Nürburgring, la sua carriera giunse a una tragica fine al Gran Premio del Belgio, quando la sua auto si è schiantò contro un albero, spezzandosi e prendendo fuoco.
John Beattie Richard Seaman naque il 4 Febbraio 1913 in una famiglia benestante inglese. William John Beattie Seaman e sua moglie, Lilian Maria, che era di 21 anni più giovane.
Il padre, proprietario terriero di una tenuta di campagna e di una casa a Londra, come si conveniva all’alto status sociale cui apparteneva.
La famiglia possedeva anche una berlina britannica Daimler, con tanto di autista, che appassionò il giovane Richard fin dalla più tenera età. Ma anche se “Dick” disegnava bozzetti di auto trutto il tempo, nessuno, in casa Seaman, avrebbe mai pensato che la sua vita sarebbe un giorno ruotata attorno a vetture da corsa del famoso marchio tedesco.
Una carriera nel corpo diplomatico o un lavoro ben pagato nella City del quartiere finanziario di Londra sarebbe stato considerato certamente più appropriata per un ragazzo con un background come il suo.
Nel 1931 Seaman (a quel tempo orgoglioso proprietario di una MG Magna) iniziò gli studi presso il Trinity College di Cambridge.
Studiò duramente, ma era anche membro dell’Automobile University Club (Cuac).
Ad un certo punto i suoi genitori gli comprarono un 2 litri Bugatti nel 1933 (ben presto sostituita da una Lagonda), e Seaman cominciò a prendere sul serio l’ipotesi di prendere parte a delle corse automobilistiche.
Ma i genitori non gradivano affatto la passione di Dick per le corse.
Suo padre gli tagliò i fondi, nella speranza che il figlio desistesse dal mondo delle corse, così Richard visse per qualche tempo solo grazie a sussidi passatigli sottobanco da sua madre.
I genitori, addirittura, gli comprarono un aereo nel tentativo di dissuaderlo dalle corse automobilistiche, nella speranza che la passione per le corse venisse soppiantata da quella meno pericolosa, ma pur sempre avventurosa, del volo.
Ma Richard, semplicemente, utilizzò il suo nuovo mezzo di trasporto per partecipare a gare internazionali, lontano dall’Inghilterra.
Seaman continuò ad assorbire sempre più riserve finanziarie da sua madre, fomentando una sua immagine pubblica ambigua, a metà strada tra il “bambino viziato” e “forse il più grande pilota strada la Gran Bretagna abbia mai prodotto”. Quest’ultima valutazione della capacità di Seaman venne fatta sua dal Principe Chula Chakrabongse della Thailandia, amico personale di Seaman, nonché autore della sua prima biografia, pubblicata nel 1941.
Quando Seaman vide per la prima volta le squadre Mercedes-Benz Freccia d’Argento e Auto Union, venne colpito dal loro stato-of-the-art tecnologico.
Poi un giorno ricevette un telegramma da Alfred Neubauer. Un invito da parte del responsabile corse a prendere parte ad un test drive che novembre. 
Seaman stentava a crederci: aveva finalmente attirato l’attenzione di Mercedes-Benz. Proprio quella stessa estate aveva detto del brand: “Se mai guiderò per la Mercedes, non potrò mai più guidare nessun’altra auto”.
Seaman era consapevole delle implicazioni politiche di tale coinvolgimento, ma firmò ugualmente il suo contratto con la Mercedes-Benz, riuscendo anche a farsi uffucialmente diseredare da suo padre.
Da quel momento in poi egli sarebe diventato una persona indipendente, che avrebbe vissuto unicamente della sua passione, sfatando, una volta per tutte, la fama che si era guadagnata di “bambino viziato”.
Ed è pochi mesi dopo che incontra Erika Popp, figlia del presidente della BMW Franz-Josef Popp.
Erika aveva solo 18 anni, ma l’amore scoppiò reciprocamenete in modo talmente forte che i due decisero di sposarsi, contro la volontà della madre di lui, a Londra il 7 dicembre 1938.
Da quel momento Seaman ruppe ogni contatto con la madre, nel frattempo rimasta vedova.
Il giorno del Gran Premio del Belgio arrivò ben presto.
Richard Seaman scese in pista con la sua Mercedes-Benz W 154 (numero 26) argentea.
Aveva un 28 secondi di vantaggio sul secondo, quando perse il controllo della sua Mercedes su di una pozza d’acqua, finendo contro un albero. La vettura prese fuoco. 
Richard Seaman morì per le ferite riportate il giorno successivo.
Il necrologio pubblicato da Mercedes-Benz fu: “Ora anche lui ha incontrato il destino di piloti”.
Era comunque riuscito a coronare il suo sogno, per amore dello sport e della sua donna, aveva rinuciato ad agi e ricchezze.
Morendo pochi mesi prima dello scoppio della guerra fra la Germania e la Gran Bretagna, consegnò alla storia automobilistica di ogni tempo, il suo nome: John Beattie Richard Seaman e si risparmiò lo strazio di una decisione che, sono convinto, mai avrebbe voluto prendere: da che parte stare.
vb
tratto parzialemente da Sports Car Digest

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Vedo che quest’articolo non è interessato a nessuno, eccezion fatta per me che l’ho scritto, non senza fatica, traducendo articoli da siti stranieri.
Fa nulla.
Il commento che desidero fare, a metà fra la fanta politica e l’immaginario nudo e crudo, è che, secondo me, per quanto ho studiato quel periodo storico, Richard Seaman avrebbe potuto ricoprire un ruolo storico di primo piano nel corso della seconda guerra mondiale o prima e, addirittura, cambiarne il corso.
Perchè faccio un’affermazione così grave?
Perchè il pilota era personale amico di Hitler ed, ad un tempo, introdotto nella più alta gerarchia politica inglese.
Egli avrebbe potuto, dico avrebbe, fare da portavoce fra i tedeschi e gli inglesi, evitando la guerra.
Se gli inglesi, come era nelle speranze di Hitler, avessero accolto le profferte di pace di questi subito dopo Dunkerque, e si fossero uniti all’Asse italo tedesco contro l’URSS di Stalin, cioè avessero aderito al patto Anticomintern, le cose sarebbero andate ben diversamente.
Chi meglio di Seamen avrebbe potuto far da tramite?
Il volo di Hess sarebbe stato inutile, oltre che tardivo.(1941)
Certo, è fantapolitica.
Forse, più semplicemente, il buon corridore della Mercedes freccia d’argento sarebbe comunque morto qualche tempo dopo, fulminato da un plotone d’esecuzione, nazista o britannico, poco importa, con l’accusa di essere una spia, a seconda della scelta che avrebbe giocoforza dovuta fare.