C’è balcone e balcone

Siamo stati dove da oltre 60 anni non va nessuno
Approfittando di una mostra, curata da Vittorio Sgarbi sulla biennale di Venezia, allestita a ROMA presso Palazzo Venezia, in cui parte di essa, per la prima volta dal dopoguerra ad oggi, è stata allestita nella sala che fu l’ufficio di Benito Mussolini, sgattaiolando dietro agli enormi pannelli della mostra, siamo riusciti ad accedere al balcone più famoso della storia.
Il balcone da cui Mussolini era solito arringare le folle, da cui dichiarò guerre su guerre.
Ci aspettavamo chissà che cosa, invece si tratta di un balconcino avente non più di venti centimetri di profondità.
Sembra incredibile che una cosa così piccola possa essere stata testimone di eventi così grandi e drammatici per la nostra storia.
Inoltre non comprendiamo come delle sale così magnificenti e storicamente importanti possano essere state precluse al pubblico per tutti questi anni.
In quelle sale si è svolta una fetta importante dai risvolti tragici della nostra storia recente, e come tale dovrebbero essere valutate e rese accessibili al pubblico, senza che per questo lo si possa necessariamente definire “nostalgico”.
Il fatto che la stanza del “mappamondo”, la sala in cui si effettuò l’ultima seduta del Gran Consiglio del fascismo che ne decretò la caduta, la stanza in cui il duce pronunciò il famoso discorso del “spezzeremo le reni alla Grecia”, dimostra una cecità storica da parte dell’Italia uscita da quegli anni.
L’impressione che ne traiamo è che impedendo l’accesso alle più importanti sale in cui il fascismo si professò, si sia voluto ipocritamente e maldestramente cancellare una pagina di storia ritenuta scomoda e come tale da consegnare all’oblio.
Siamo fieri di aver effettuato le foto che potete osservare e che riteniamo essere semplicemente uniche: non ne esistono infatti in circolazione con identica prospettiva.
Foto coperte da Copyright ForzaCavallasca

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Articolo in : Cultura, video
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