Pubblicato su Fino notizie (12.000 copie) articolo di Belluso

A proposito della vendita della farmacia comunale di Fino Mornasco
Sapevo già che la farmacia comunale di Fino Mornasco sarebbe stata posta in vendita.
L’ho saputo mesi fa prima dal capo dell’opposizione e poi dal sindaco di quel paese, Giuseppe Napoli.
Eppure, stamattina, quando ho visto sul quotidiano locale La Provincia l’articolo riguardante appunto la farmacia, ho avuto un tuffo al cuore.
Di quella farmacia sono stato direttore per 7 anni, precisamente dal 1993 al 2000, anno in cui acquisii la farmacia di Cavallasca.
Anni duri, difficili, di lavoro sempre in salita in una realtà, quella di Fino Mornasco, variegata ma affascinante.
Là ho lasciato degli amici, amici veri, amici con i quali, per 8 anni ho condiviso una realtà fatta spesso di difficoltà ad arrivare alla fine del mese, ma,forse proprio per questo,una realtà traboccante di umanità.
Quella farmacia fu per me un banco di prova insostituibile, che mi permise di mettere a prova la bontà o meno delle mie idee.
Ebbi dall’amministrazione di Fino Mornasco, dall’allora sindaco Celio Cairoli e dall’allora segretario comunale dott. Bartolomeo D’Aniello, quella mano libera nella gestione dell’esercizio che mi era stata negata a Parè da mia madre, da cui la decisione di andarmene per sempre dalla farmacia di famiglia.
Presi in mano una farmacia dalla quale erano scappati tutti, con decine di milioni di lire di allora di deficit annue,e con la più che ventilata ipotesi che, alla fine, la farmacia sarebbe finita all’asta.
Riuscii a rimetterne in sesto i conti lavorando al massimo delle mie possibilità, rinunciando ad usufruire di buona parte delle ferie che mi spettavano senza peraltro che mi si corrispondesse il relativo lavorio straordinario,e diminuendo il personale impiegato da tre a due persone,me compreso.
Nel settembre del 2000 lasciai una farmacia comunale che aveva i conti a posto, in linea con quelli della media di una qualsiasi farmacia privata. All’atto delle mie dimissioni,ebbi anche un encomio da parte del sindaco che mi riempii di orgoglio.
Quell’esperienza fu determinante nella mia formazione professionale ed umana.
Quel che ho imparato a Fino Mornasco è stata la “cultura del lavoro”, ovverosia che, così come per una piccola azienda quale appunto una farmacia o per un paese intero, è che se ci si viene a trovare nelle sabbie mobili,è possibile uscirne,ma solo a condizione di fare delle rinunce, di lavorare indefessamente per il raggiungimento della meta prefissa, di amare la propria professione traendone appagamento non solo materiale.
Un’ultima considerazione: non credo che la messa in vendita della farmacia comunale di Fino Mornasco sia addebitabile ad una scadente gestione del direttore che mi successe.
Le ragioni del dichiarato peggioramento dei conti va ricercato nel troppo alto costo di esercizio che le farmacie comunali hanno nei confronti di quelle private (si pensi per esempio al solo costo di personale di un turno notturno di 48 ore,cosa che avviene mensilmente), agli innumervoli attacchi fiscali al sistema farmacia nel suo complesso, (visto dai governi come sicuroe facile serbatoio di liquidità con cui far fronte alle emergenze), che ha visto erodersi sempre più i propri margini perdendo competitività, fino alla sleale concorrenza che effettuano i cosiddetti coroner della salute che, spuntati come funghi specie in quella zona, lavorano tranquillamente in perdita in attesa che un Bersani di turno ne sancisca, PER DECRETO,(quindi senza l’esborso di un centesimo) ,il passaggio a farmacia vera e propria con le COOP ringrazierebbro una seconda volta il loro “compagno”.
Ho la netta impressione che la privatizzazione della farmacia comunale di Fino Mornasco sia solo la prima di una lunga serie di vendite di f. comunali che verranno effettuate su tutto il territorio nazionale, ma in particolare da noi dove la concorrenza sia interna che esterna sono più forti che al sud.
vittorio belluso
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