POSTE di Como: sei del PDL? Allora non ti do la raccomandata!
L’appartenenza politica mi ha sempre creato problemi, sia negli studi che nel lavoro ma non avrei mai pensato che appartenere ad un partito politico potesse essere un ostacolo anche per ritirare una semplice raccomandata con ricevuta di ritorno.

Questa mattina mi sono recato all’ufficio postale in via Gallio a Como per ritirare, come già molte altre volte avevo fatto, una semplicissima raccomandata con, però, un destinatario incriminato: Coordinamento Provinciale – Il Popolo della Libertà. Dopo 45 estenuanti minuti di attesa, numerino alla mano, finalmente è il mio turno.
Come sempre mi presento allo sportello con il solito cartoncino giallo tra le mani correttamente compilato e timbrato dalla nostra segretaria Irene Russo nello spazio relativo alla delega per il ritiro della lettera. Non appena l’impiegata legge il destinatario della busta (Coordinamento Provinciale – Il Popolo della Libertà), cambia nel comportamento.
Comincia a dire che io non posso ritirare la corrispondenza e che ci vuole la fotocopia del documento d’identità del Presidente in persona.
Allora, armato di molta pazienza, le spiego che ho sempre ritirato le raccomandate senza problemi e che mi risulterebbe alquanto difficile reperire la fotocopia del documento d’identità di Berlusconi per il ritiro di una semplice lettera, essendo Arcore non propriamente dietro l’angolo.
Appena pronuncio il nome “Berlusconi” dallo sportello accanto partono gli insulti.
In quel momento la mia pazienza si esaurisce, mi incavolo con l’impiegata dello sportello attiguo al mio, dato che col suo comportamento arrogante stava inconfutabilmente violando la riservatezza delle operazioni postali che stavo compiendo, in virtù della mia carica di coordinatore responsabile di settore, e chiedo con tono seccato all’impiegata di permettermi di parlare con il direttore dell’ufficio postale, mentre questa continua ostinatamente a ripetermi che ero vittima delle leggi che “noi” facciamo, laddove con il “noi”, l’ostile impiegata intendeva gli appartenenti, tutti gli appartenenti, evidentemente me compreso, al Popolo Della Libertà.
E’ a questo punto, dopo circa 20 eterni minuti di discussione futile, leziosa e per me mortificante, che finalmente giunge il suo superiore, prende atto di quanto sta accadendo, redarguisce l’impiegata maonista e, come per incanto, improvvisamente la raccomandata si materializza tra le mie mani.
Come sempre, firmo e ritiro.
Finalmente dopo un’ora e 15 minuti sono fuori dall’ufficio postale e il lunghissimo serpentone che si era formato dietro di me, riprende ad avanzare.
Queste è il clima politico presente nel nostro Paese… Questo è uno dei motivi per cui alle Poste centrali di Como c’è spesso la coda!
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In un paese civile un’impiegata simile dovrebbe poter essere licenziata in tronco. E così anche la “solerte” collega di sportello.
Invece, queste inefficienti, faziose e maleducate impiegate si permettono di giudicare una intera classe di appartenenza politica, offendendo ed umiliando un suo giovane rappresentante, certe che il loro posto non glielo toccherà nessuno! (Probabilmente avranno avuta anche la tessera della CGIL in borsetta).
E che diamine, siamo in Italia, paese di santi, navigatori, trasvolatori e impiegati statali improduttivi che non si possono rimuovere nemmeno con le cannonate, gettando un’ombra sinistra su tutta la categoria!
Che bello se alla dipendente che ti ha umiliato, offendendo anche noi tutti, il direttore le avesse detto con tono distaccato ma perentorio:
“gentile signora, a causa del suo comportamento indegno, lei è licenziata! Quella è la porta, si accomodi!”
Anche grazie all’impegno dei sindacati, da diverso tempo nei pubblici uffici e nelle scuole, si sta diffondendo malconteno alla scopo di far ricadere le colpe sul governo…. solo che a farne le spese sono i cittadini, che si illudono che con un governo di sinistra sarebbero governati meglio!!!