Congersso PdL: possono votare soltanto gli iscritti
Una tempesta in un bicchier d’acqua. Si può riassumere così la vicenda delle tessere “gonfiate” nel Pdl, sulla quale la Procura di Bari ha subito aperto un’inchiesta.
Se qualcuno – come pare – ha iscritto al partito cittadini ignari, ha buttato via i soldi, perché il regolamento congressuale mette il Pdl al riparo da ogni trucco e da ogni broglio.
Il fenomeno dei padroni delle tessere risale alla Prima Repubblica, e trovò cittadinanza praticamente in tutti i partiti. Proprio per questo Alfano, insieme alla celebrazione dei congressi, ha preteso che si facesse di tutto per scongiurare il ripetersi di quel vecchio malcostume. Il primo antidoto è stato il divieto dei versamenti collettivi e di quelli in contanti: ogni iscritto ha dovuto così compilare un bollettino postale o un bonifico bancario.
Il secondo, fondamentale sbarramento ai furbetti sta nel fatto che chi partecipa ai congressi deve presentare la carta d’identità e dimostrare di essere a posto con il versamento della quota. Non sono ammesse deroghe in alcun caso: se il versamento non è stato fatto entro il 31 ottobre 2011 e senza esibire un documento nessuno può essere ammesso al voto.
E’ la prima volta che un partito decide di consentire il voto solo all’iscritto che si presenta personalmente, senza possibilità di delega ed è stata esclusa anche l’opzione del voto ponderato. Questo significa che il voto del semplice iscritto vale quanto quello di un deputato o di un senatore.
Siamo quindi di fronte a un regolamento blindato, e se qualcuno si è iscritto irregolarmente non potrà comunque partecipare al congresso.
Ieri, in una giornata che si è aperta all’insegna delle fibrillazioni in seguito ad alcune richieste pubbliche di una trasparenza che nei fatti c’era già, il segretario ha avuto il merito di chiarire rapidamente una questione che rischiava di recare gravissimi danni all’immagine del Pdl, assicurando che la stagione congressuale va avanti.
Sul tesseramento non c’è stato alcun caos, e anche le proteste contro la “procedura aperta” secondo cui i moduli di adesione potevano essere inviati anche attraverso una semplice mail a Via dell’Umiltà, appaiono largamente strumentali. Va ribadito infatti che c’è un controllo finale ineludibile: chi non ha pagato la quota e non esibisce il proprio documento, non può votare. Punto e basta.
Se i professionisti della polemica, per avere visibilità sui giornali, continueranno a gettare ombre sul grande risultato di democrazia ottenuto dal Pdl con più di un milione di iscritti, se ne assumeranno per intero la responsabilità. Ma le rassicurazioni fornite in tempo reale da Alfano e dai tre coordinatori sono più che sufficienti, perché basate sui fatti. Il Pdl è il partito del popolo, non dei mafiosi.
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