Antonella Mazzoccato: “La rabbia delle imprese” – (da La Provincia.it)

La mia è una famiglia di origini umili: ambedue i miei nonni erano mezzadri, vale a dire contadini senza terra, l’unica fortuna che avevano poteva essere un anno buono ed un padrone onesto.

Della seconda condizione non ne so molto; seguivano alla lettera il detto comasco: pree e re, o dì ben,o tasé, anche se non erano comaschi, ma veneti.

Dalla prima però si può capire che, ad un certo punto, a diverse annate buone, o mediocri, o sopportabili,

alla fine ne susseguì una veramente pessima e disastrosa, che costrinse entrambe le mie famiglie di origine a trasferirsi inun’altra regione.

Due famiglie di “furest”. Ma il gusto del lavoro, e li ringrazio, l’ho preso proprio da loro. E da mio padre, che da figlio di mezzadro si è fatto operaio, poi tecnico, poi venditore, infine imprenditore per sé, per la sua famiglia, per altre dieci famiglie che oggi collaborano, con noi nella nostra micro azienda.

Prima che nascesse, nel giugno del 1982, io ero un’impiegata dipendente, lavoravo già da un paio di anni, ed il periodo non era un granché. Dopo la crisi petrolifera degli anni 70, l’autunno caldo, eravamo negli anni di piombo, avevano già rapito ed ucciso Moro, c’erano stati Piazza Fontana e Piazza della Loggia, e di lì a qualche mese avremmo aggiunto all’elenco Bologna ed una famiglia comasca sterminata senza un vero perché. Ero una piccola risparmiatrice.

Non seguii molto il crac di un importante istituto ma ricordo distintamente che mio padre, con i risparmi come me presso quella banca, mi disse: «Dobbiamo dare loro fiducia».

Per questo motivo non mi misi mai in coda davanti agli sportelli, chiedendo indietro i miei soldi com’era legittimo fare, ed anche mio padre e mia madre non lo fecero, e come noi tantissimi altri. E se il buco fu sanato da altri istituti e dallo Stato, io non posso non pensare che, se noi piccoli risparmiatori lo avessimo fatto, la banca forse non sarebbe fallita, ma sicuramente avrebbe fatto molta fatica a diventare quel colosso che oggi è. Anche perché, da allora, i miei risparmi sono sempre rimasti lì. Con fiducia.

È per questi pensieri, forse sentimentali, che oggi vorrei dire a tutte le banche che stanno togliendo alle piccole aziende i fidi per una ragione o per l’altra (non dicendo l’unica vera ragione) richiedendo garanzie reali ed imperiali, tre semplici parole. Ma prima, vorrei spiegare cosa penso. Questa crisi non nasce dal sottodimensionamento delle imprese italiane, quelle che producono il 95% del Pil. Questa crisi non nasce da errate scelte imprenditoriali di massa.

E neanche dai recenti fatti greci. E neanche dal fatto che l’Europa, che l’Italia volle fortissimamente volle, c’è solo sulla carta e la Bce non fa il prestatore di ultima istanza. E nemmeno dalla globalizzazione, dalla delocalizzazione, dalla disattesa di Bretton Woods. E nemmeno dal fatto che un povero cristo negli Stati Uniti ad un certo punto non ce l’ha più fatta a pagarsi le rate del mutuo che voi gli avete concesso speculando sul valore in crescita del suo immobile.

Questa crisi nasce dal fatto che avete creato un sistema rigido che siete state le prime a disattendere (vi dice qualcosa?), senza variabili per le crisi economiche (che, si studia sui banchi di scuola, si susseguono puntuali circa ogni sette anni).

Nasce dal fatto che per voi il mondo è basato sulla matematicapura e sulla sequenza di Fibonacci, ma l’olistica dice che il tutto è sempre PIÙ della somma delle singole parti. Voi dovreste essere banche, vale a dire, raccogliere denaro per prestarlo. Non avreste dovuto essere anche speculatori finanziari, giocolieri della leva, equilibristi dello spread, moltiplicatori senza pane né pesci di un valore fittizio che avete creato voi stessi e poi vi è scoppiato in mano come una bolla di sapone.

Basilea è in fondo un modo per tagliare i costi, una bella ragnatela da voi creata, alla quale non avete avuto il coraggio di applicare in tempi come questi una sana moratoria.

Avete perso per strada la fiducia. Quella che mio padre mi suggerì di avere allora, quella che vi impedisce di trovare liquidità perché fra di voi la parola è stata troppe volte disattesa da manovrine e manovrette, e di conseguenza la negate a noi.
Dai diamanti non nascono i fiori, cari signori banchieri e bancari, e forse non avete pensato agli invisibile asset: il fattore umano, il saper fare, la fiducia fra fornitori e clienti, e persino fra aziende concorrenti, che c’è nelle aziende, la voglia di fare squadra, di parlarsi dei problemi e trovare insieme una soluzione, nell’Italia che lavora all’ennesima potenza, e che non si piega alla logica matematica.

Avete fatto il medesimo errore dei famigerati studi di settore: avete ridotto tutto ad un algoritmo. So per certo che da questo tunnel usciremo, prima o poi, ed allora tutti si ricorderanno dei fidi tagliati, dei finanziamenti millantati e poi negati, dei tassi moltiplicati, delle commissioni in cui si sono trasformati gli interessi che non potevate più chiederci perché la Bce tagliava il costo del denaro. Si ricorderanno. E se fra di voi c’è una banca illuminata, un direttore coraggioso – e so che ci sono e ne conosco alcuni – un uomo che ha fiducia ed in cui potremo trovare ancora fiducia, il suo istituto crescerà, forse lentamente, ma con noi onestamente e continuamente, come i campi di grano dei miei nonni.

Le parole che vorrei dirvi, ma non vi ancora ho detto perché avete, solo per ora (anche se non per me) il coltello dalla parte del manico, sono solo tre: vi dovete vergognare.

 

Antonella Mazzoccato

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Articolo in : Como e provincia, Economia
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Commenti (6)

 

  1. Palladio scrive:

    Bell’articolo!
    Ritengo che il ragionamento si può replicare anche sui mutui per l’acquisto degli immobili, prima venivano erogati con estrema facilità, adesso a rubinetti chiusi le banche sono corresponsabili della crisi dell’edilizia.

  2. Antonella Mazzoccato scrive:

    Siete stati molto gentili a ricopiare il mio scritto apparso su La Provincia del 17 Dicembre; non voglio aprire assolutamente una polemica, ma avrei apprezzato, poiché non vi conosco, se prima mi aveste magari contattato come hanno fatto diverse persone…. sul giornale infatti c’erano nome, cognome, indirizzo dell’azienda dove lavoro e sede della stessa. Vorrei inoltre precisare che non ho mai detto “Banche vergognatevi ci state distruggendo” in quanto non sono state loro a creare le piccole industrie, e credo quindi che ce la faremo nonostante loro. Grazie per l’attenzione. Cordiali saluti e buon lavoro.
    Antonella Mazzoccato

  3. vittorio belluso scrive:

    Gent.le signora Mazzuccato,
    il suo articolo ci è stato segnalato da due nostri sostenitori che ne hanno pienamente condiviso il contenuto.
    Ragion per cui ho ritenuto di dare il maggior risalto possibile al suo articolo sul nostro blog, in modo che fungesse da spunto di riflessione e discussione.
    Colgo l’occasione per associarmi, a nome personale e di molti dei nostri lettori, a quanto da lei scritto.
    Spero di fare la sua conoscenza di persona quanto prima, intanto le auguro un buon 2012.
    vittorio belluso

  4. Antonella Mazzoccato scrive:

    Gentile signor Belluso, grazie del pronto riscontro. In effetti l’eco e’ stata incredibile, e non sono mancati anche i “mi dissocio”, occorre dirlo. Trovare il testo su internet, una vera sorpresa. La ringrazio per l’attenzione e l’appoggio. Un giornalista mi ha recentemente paragonato le PMI ad un programma TV, invisibili. Date le condizioni in cui nonostante tutto lavoriamo ho risposto di usare un altro titolo del medesimo conduttore: invincibili. Era una delle riflessioni che mi hanno spinto a scrivere. Non perche’ non perdiamo mai, ma perche’ cerchiamo di tener duro. Facciamolo sapere, vedere, leggere. Buon anno anche a lei. Grazie.
    Antonella Mazzoccato

  5. gio scrive:

    Gentile Antonella
    Mi sono permesso di segnalare la sua lettera al Dottor Belluso perchè la ritenevo talmente mia e talmente sentita che ho creduto che il pubblicarla sarebbe stato di aiuto a quanti come lei e dunque come il sottoscritto, quotidianamente sentono, provano, subiscono.
    Sono felice di averlo fatto e sono felice che Vittorio abbia raccolto il mio invito.
    Chi come noi ogni giorno ha a cuore la propria azienda, i propri collaboratori e che spesso rinunciano a fare utili e trarne personale profitto in onore della continuità aziendale e in attesa di tempi migliori continuando a mantenere le proprie attività entro i confini nazionale merita di vedersi rappresentato nel migliore dei modi e lei lo ha fatto in maniera chiara, razionale, intelligente e con parole comprensibili a tutti.
    Grazie a nome di tutti.
    Gio

  6. Antonella Mazzoccato scrive:

    Gentile Signor Tommasi,

    prego, prego, e … grazie per le belle parole.

    Spesso si pensa che le aziende siano personalità giuridiche senz’anima, io credo invece che l’anima ce l’hanno per forza: sono fatte di persone, più che di cespiti e di conti correnti e prodotti e macchinari.

    Non penso di aver fatto nulla di eccezionale salvo rappresentare una parte di quell’anima in forma di pensieri.

    Un’anima che non si riconosce più in una politica che non li rappresenta assolutamente, in nessuno dei partiti di tutto l’arco costituzionale attuale.

    Sono convinta che ce la faremo, caro Signor Tommasi, vedrà. Nonostante tutto e nonostante tutti. Come in passato, come sempre.

    Buon anno e buon lavoro.

    Antonella Mazzoccato

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