Strano Natale, questo Natale!

Mi si perdoni la divagazione odierna, ma credo che in questo momento storico valga la pena di fare con Voi alcune riflessioni, nella speranza che il futuro che ci attende sia meno cupo e doloroso di quello che stiamo per lasciarci alle spalle, in questo 2020 che non dimenticheremo tanto facilmente.

La prima considerazione e domanda è di natura sociale.

Il covid-19 verrà sconfitto nel 2021?

Fermo restando che solo i vaccini che stanno arrivando in questi giorni potranno sconfiggere questo nemico subdolo e spietato, credo – ma questo è solo il mio parere che quindi vale per quel che vale – che non sarà facile.

Quello che non ci dicono per non spaventarci più di quanto già non siamo, è che la cosiddetta “variante inglese”, isolata pochi giorni fa a Londra, altro non sia che la versione mutata del virus, esattamente come fanno tutti i virus influenzali, ovverosia una variante che andrebbe più correttamente chiamata covid- 20.
Subito gli organi di informazione si sono affrettati a specificare che il vaccino americo- cinese (Il Pfizer) è attivo anche nei confronti della nuova variante.
Mi si permetta di dubitare di questa informazione, almeno per la sua intierezza.
Mi si permetta anche di dubitare che il vaccino attualmente in procinto di venire messo in distribuzione sia sufficientemente testato e quindi “sicuro”.
Ci sono dei tempi di sperimentazione che sono incomprimibili, ma che – per ragioni di priorità – sono stati bellamente saltati.
Anche questo si sono dimenticati di dircelo.

Seconda considerazione di natura economica

Di certo l’economia mondiale, europea e in particolare italiana, non possono più aspettare.
Troppe attività sono a rischio chiusura, troppe persone hanno perduto il posto di lavoro o stanno per perderlo, per poterci permettere il lusso di chiuderci un altro anno intero in casa a girarci i pollici.
Le lunghe code di italiani – mai viste prima – in fila per un pasto offerto dalla Caritas, sono la testimonianza più esplicita di quanto la nostra economia stia andando a catafascio.

Occorre reagire!

Occorre un cambio di mentalità, di pensiero, un cambio politico e di abitudini, di modo e tempo con cui ci si dedica al lavoro.
Come dopo una guerra, perchè di guerra si tratta – bisogna che tutti ci rimbocchiamo le maniche e ripartiamo con altra testa, altre pretese, aiutandoci l’un con l’altro.
Come nel 1946.

Solo così ne potremo uscire, e, forse, anche più forti di prima.

vittorio belluso

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